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“Basta”, il nuovo progetto discografico di Lu Colombo, è efficacemente sintetizzato da una frase di Vinicius De Moraes: “Il samba è una tristezza che balla”. Del resto proprio la capacità di raccontare con allegria la tristezza è la peculiare cifra stilistica della cantante milanese, il leitmotiv di una carriera nella sostanza sempre coerente, dalla dance anni ottanta all’attuale j’accuse in musica. “Basta”è un ep di quattro brani sulla violenza e il femminicidio in particolare, contenente-tra l’altro-una riuscita traduzione italiana di “I will survive”e un brano, “Irma (testa e cuore)”, ispirato dalla figura di Irma Testa, donna pugile dei record, prima italiana alle Olimpiadi, che-per stessa ammissione dell’artista-si inserisce coerentemente nell’universo femminile popolante il suo repertorio. (Zazà ,Aurora,Gina). Il pensiero corre subito alle peripezie della ballerina cubana, relegata infine al ruolo di  maîtresse di una casa di piacere, al flirt finito male con Fidel (Castro), che diventa Miguel in ogni verso, all’accoppiata pericolosa “rhum e cocaina”, e a quella Maracaibo che tra l’altro, per chi non lo sapesse, lungi dall’essere un locus amoenus è una laguna infarcita di petrolio. Tutt’altro che una canzoncina disimpegnata insomma-d’ altra parte “Free Nelson Mandela” (The special AKA, 1984) spopolò nelle discoteche di mezzo mondo- punteggiata qua e là, tra l’altro, da un citazionismo colto; scelta stravagante per un tormentone estivo (dal “Corto Maltese” di Hugo Pratt alla “Zanna Bianca” di Jack London). Continua a leggere »

E’ a Sesto Fiorentino, in uno show-room/laboratorio ultramoderno, che l’estro visionario e avanguardista di Regina Schrecker prende forma, declinandosi, di volta in volta, in fantasie animalier, stampe romantiche, morbidi filati con motivi floreali, sete, broccati, chiffon, simmetrie di pizzo, pelli scamosciate, bottoni-gioiello e raffinate passamanerie. Avanguardia e tradizione, classicismo bon ton e sovversione stravagante, opulenza e lineare compostezza sono i poli antitetici di una moda idiosincraticamente rifuggente ogni deriva “cheap”, che coniuga sapientemente eleganza mitteleuropea e sensualità mediterranea. In questa intervista la stilista internazionale ci mostra la sua anima di cultrice e sperimentatrice inesausta del bello.foto regina

Il genio creatore della pop art Andy Warhol, di cui è stata musa oltre che grande amica, Le ha dedicato nel 1983 una coppia di ritratti e l’ha fotografata per la rivista cult“Interview”. Warhol ha operato una scotomizzazione globale della storia dell’arte e di tutto il suo apparato semantico e concettuale, testimoniando l’avvenuta democratizzazione dell’aura dell’opera d’arte. Anche nelle creazioni di Regina Schrecker l’estetizzazione passa dalla firma dell’autore alla rete di relazioni esperienziali dello spettatore-fruitore o l’artisticità e il pregio sono meramente intrinseci?

Personalmente trovo che attribuire a Warhol questo oscuramento inconscio dell’arte non sia del tutto giusto: lui conosceva molto bene la storia dell’arte tanto da creare, grazie ai suoi studi artistici portati verso la grafica pubblicitaria, un nuovo movimento, la pop-art, nell’ambito della quale lavorava a fianco di tanti giovani, alcuni ancora sconosciuti, artisti. E anche nella mia moda, creata dalla “giovane speranza della moda italiana” che ero, c’erano creazioni considerate moderne, molto personalizzate e “di rottura”, già da subito, dal mio inizio di disegnatrice di moda avvenuto dopo alcuni anni da modella e mannequin. Da “oggetto ” a “soggetto ” avevo deciso (ed ero riuscita nel giro di tre mesi) a presentare una collezione per vivere in armonia con se stessi e rappresentare il proprio stile di vita. Una moda democratica, quindi, volutamente rivolta a una clientela piuttosto internazionale ma di indiscussa qualità artigianale …

Regina

Secondo Coco Chanel “Una moda che non raggiunge le strade non è moda.” Lei cosa ne pensa di certa moda dalle fantasie surrealistiche, estrema, eccentrica, che sembra sfidare la funzionalità degli abiti eplorandone l’importabilità?

La grande Coco aveva ragione, naturalmente! Se la moda non “esce” dagli ateliers e rimane nei salotti delle clienti, non può raggiungere il grande pubblico e, di conseguenza, non può essere apprezzata come dovrebbe … Coco era una grande pioniera della comunicazione, ma non poteva certamente immaginarsi l’evolversi della moda prêt-à-porter, e che con i fax prima e gli smartphone poi, una sfilata o presentazione sarebbe stata copiata e distribuita in un attimo … Invece, per quanto riguarda le stampe e le fantasie troppo eccentriche, no, non sono di mio gusto e preferisco non stravolgere la silhouette femminile! Amo l’estetica, vorrei rendere tutto più bello …

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finardi

Dal 28 settembre al 1 ottobre si svolgerà a Cagliari la ventisettesima tappa di Panorama d’Italia, una quattro giorni di eventi tra cui spicca “Incontro con la Musica: Eugenio Finardi intervistato da Gianni Poglio (giornalista di Panorama) ”, cui seguirà un live acustico del cantautore milanese, presso l’Auditorium comunale. Il 28 ottobre vedrà la luce“40 Anni di Musica Ribelle”, progetto discografico includente gli storici album di Finardi pubblicati nell’arco temporale 1975-1979 (“Non gettate alcun oggetto dai finestrini”, “Sugo”; “Diesel”, “Blitz” e “Roccando rollando”) usciti ab origine per l’etichetta discografica Cramps e ora ripubblicati da Universal Music, dopo un lavoro di remastering dai nastri originali sorretto dal dichiarato intento di una fedele riproduzione delle sonorità originarie dei brani e dello spirito musicale del periodo, perseguito anche con grafiche ricalcanti quelle delle prime edizioni. Il cofanetto, proposto in una duplice edizione, CD e LP, è corredato da un libro che si propone di raccontare quel mondo musicale e umano.  Il 4 novembre Finardi celebrerà i quarant’anni dall’uscita del suo disco culto “Sugo” con un concerto-evento, portando “MUSICA RIBELLE – La Réunion” a Milano, nello storico Teatro Dal Verme. In questa intervista Finardi si riconferma, ancora una volta e in senso camusiano, un homme révolté, che si muove costantemente in un universo artistico di innovazione, sperimentazione e cambiamento, rivendicando il diritto alla ribellione come autentico moto della coscienza e suprema espressione creativa ed etica.

 

 

Ad aprile 2016 è partito il tour “40 Anni di Musica Ribelle”, nel quale ha riproposto, con gli arrangiamenti originali, tutte le tracce del suo album cult “Sugo” del 1976, celebrato dalla rivista “Rolling Stone”come uno tra i 100 migliori dischi italiani di tutti i tempi. Nell’era dei rifacimenti (pretesi) “attualizzanti”, il mantenere volutamente le stesse sonorità è la vera sperimentazione?

Sì, io a dir la verità negli anni ho cambiato molte volte gli arrangiamenti iniziali, ho “giocato” con le sonorità come fanno tutti i musicisti ma, riascoltando i nastri originali, mi sono reso conto che erano quelli gli arrangiamenti entrati nell’orecchio della gente e divenuti classici della musica; da qui la decisione di riproporre i brani in quella veste.

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Per i 50 anni di carriera Patty Pravo si è regalata una partecipazione al Festival di Sanremo- la nona, 6°posto e Premio della critica con “Cieli immensi”, che vanta più di 4.000.000 di visualizzazioni su youtube-, un nuovo disco, “Eccomi”, il 26° in studio della sua carriera, con il quale ha fatto irruzione in top 10 già nella prima settimana dall’uscita, arrivando alla posizione n.6 (mentre la versione in vinile è arrivata al n.1) e, dulcis in fundo, una tournée, “Eccomi Tour 2016”, che ha preso il via il 1 aprile al teatro Verdi di Montecatini (PT) e che il 29 aprile toccherà anche l’Isola, approdando all’auditorium del conservatorio Pier Luigi da Palestrina di Cagliari. Ad accompagnare Patty Pravo sul palco una band di sei elementi: Michele Lombardi alle tastiere e piano, Lucio Fasino al basso, Andrea Fontana alla batteria, Stefano Cerisioli e Ivan Geronazzo alle chitarre, Gabriele Bolognesi ai fiati; direttore musicale e arrangiatore del Tour il Maestro Giovanni Boscariol.

Ontologicamente apolide e geneticamente queer, la bambola ludens della musica italiana gioca con una vocalità ad attitudine bipolare, androgina e circolare. Da eretica beat a chanteuse romantica, trasversale e trasformista, sempre bowiescamente ambigua, Patty Pravo sembra essere, ora più che mai, shakespearianamente fatta della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni: il suo è un universo onirico, sublimato e genuinamente estetizzante, sospeso tra immanenza erotica e aliena trascendenza.

patty 1

Nel febbraio 2015 il Piper, attraverso il quale la cultura beat ha fatto irruzione in Italia, ha compiuto cinquant’anni. Il beat è morto o, al di là di un cliché nostalgico, la lotta alla “meccanicizzazione delle anime”, nell’efficace definizione di Allen Ginsberg, è sopravvissuta alla generazione dei “battuti e beati”?

Non sono cambiati il Piper, il Beat, ma è cambiato il mondo! In 50 anni è cambiato tutto: la Vita, che con il suo modo di manifestarsi non ha più niente a che vedere con quel periodo, i rapporti tra le persone, il modo di divertirsi… Gli amici e le relazioni si hanno su Facebook… è cambiata la musica e il modo di fruirne, adesso si scarica prevalentemente.

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maria pia de vito foto intervista

Eclettica,camaleontica, esploratrice delle infinite potenzialità dell’arte, questo Giano bifronte della musica ci mostra, di volta in volta, le sue facce, sfuggendo a qualsiasi mistificante cristallizzazione. Fil rouge della sua produzione, eccitante e spurio crocevia di generi multiformi, è il suo funambolismo vocale, che plasma la materia musicale con demiurgica intelligenza.
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Perduta

 

trappole_cognitive

 

 

Tu che hai fatto del mio viso

una sindone di sale

e ora bevi le mie lacrime

per chiudere con la tua bocca

la falla oscena del mio dolore

restituiscimi se puoi

uno sguardo vergine

per i giorni che verranno

e rosari intonsi

per un vecchio credo

il primo giorno di scuola

e la leggerezza del possibile.

Mi manca

il veleggiare quieto

dell’anima senza padrone.

 

Immagine

Nella sala d’attesa della vita
ho visto mani
lisce e scavate
dalle stigmate della rinuncia
e malati immaginari
dalle convalescenze rumorose.

Ho visto carni intonse
come fuochi freddi
e promesse sbiadite
come dissolvenze
da cinematografo.

Qui nel girone immobili
ho cercato il coraggio
per sfiorare
il limitare allucinato delle cose.